Ambiente: il Consorzio punta forte sul territorio con importanti interventi ambientali

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Per meglio conoscere le tante e importanti attività del settore ambientale del Consorzio sentiamo il Direttore d’Area Ing. Stefano De Pietri.

In quali progetti ambientali è attualmente impegnato il Consorzio di Bonifica?

Tra le principali iniziative del Consorzio in ambito ambientale meritano sicura attenzione il Progetto ALA – ValliGrandi ed il Progetto Life+ InBioWood. Il progetto ALA è stato attivato nel 2010 con lo scopo di promuovere presso le aziende agricole locali, la conoscenza di una innovativa pratica agroambientale: le piantagioni arboree policicliche con finalità di produzione di legname di pregio. Anche grazie ad un contributo della Camera di Commercio di Verona è stato possibile organizzare un ufficio informativo condotto da personale consortile competente e coadiuvato da esperti esterni di riconosciuta esperienza nel settore. Questi tipi di impianto consentono la produzione di biomassa legnosa attraverso cicli medio-lunghi, brevi e brevissimi sullo stesso appezzamento. Nel breve termine si può ottenere legna da ardere, nel medio periodo è disponibile legname da sfoglia (tipicamente il pioppo industriale), per arrivare ad ottenere, tra i 20 e i 30 anni dimensioni commerciali di esemplari di pregio quali ciliegi, noci e farnie. Oltre ai contributi del PSR (Programma di Sviluppo Rurale), appositamente finalizzati all’imboschimento dei terreni coltivati, gli imprenditori agricoli possono così contare su un Logo INBIOWOODreddito aggiuntivo ritraibile dalla corretta conduzione di questo tipo di piantagioni. Attraverso l’attività consulenziale dello Sportello informativo, è stato possibile seguire la realizzazione, da parte di diverse aziende ed imprenditori agricoli del basso veronese, di oltre 75 ettari di piantagioni a pieno campo e di oltre 10.000 metri lineari  di siepi lungo canali di bonifica. Grazie all’esperienza maturata con il progetto ALA, è stato possibile sviluppare un più ampio e articolato progetto a valenza europea. Con il progetto Life+ InBioWood, si vuole dimostrare l’efficacia delle Piantagioni Policicliche Permanenti, per quanto attiene sia l’incremento della biodiversità che la possibilità di produrre reddito. Questo nuovo approccio alla arboricoltura da legno unisce i vantaggi ambientali di una foresta naturale con la redditività propria delle piantagioni produttive. La Commissione Europea ha approvato il progetto LIFE presentato dal Consorzio di Bonifica Veronese nel 2013. Ciò ha permesso di  ottenere un finanziamento a fondo perduto del 50% delle spese previste, tra le quali anche le attività svolte in proprio dal Consorzio attraverso personale dipendente e mezzi d’opera. Il progetto LIFE  InBioWood rispetto al precedente Progetto ALA-ValliGrandi, del quale costituisce come detto naturale evoluzione, prevede la presenza continuativa delle alberature. Grazie ad una oculata progettazione degli schemi di impianto e dei cicli produttivi, viene sempre assicurata la presenza di copertura vegetale anche al termine dei cicli principali.

Logo ALATempistiche?

Il progetto avrà una durata di  5 anni e vedrà la realizzazione di 25 ettari di impianti arborei a pieno campo su terreni demaniali e 45.000 metri lineario di siepi alberate lungo corsi d’acqua consortili nell’area delle Valli Grandi Veronesi. Ad oggi sono state completati per intero gli impianti a pieno campo e realizzati 15.000 metri lineari di siepi arboree. Il Consorzio di Bonifica Veronese, in qualità di responsabile del progetto nei confronti della Comunità Europea, avrà il compito di coordinare tutte le attività previste. Oltre alla realizzazione degli impianti arborei veri e propri, verranno effettuati monitoraggi ambientali necessari al controllo degli effetti sulla biodiversità. Tra gli impegni previsti assume particolare importanza l’attività di informazione e di diffusione dei dati raccolti e dei risultati ottenuti.

Tra le competenze del Consorzio figura anche la salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio: quali sono le più importanti valenze ambientali presenti nel nostro territorio e quali sono le problematiche da affrontare?

E’ vero, le Legge Regionale n.12 del 2009 proprio all’art.1 assegna ai Consorzio di Bonifica l’importante compito di “salvaguardare le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un patrimonio ambientale integro”. Oltre ai fondamentali compiti istituzionali tesi alla salvaguardia idrogeologica del territorio e all’apporto della risorsa idrica per l’irrigazione, il Consorzio è tenuto a salvaguardare le valenze di pregio ambientale presenti nel territorio; prima di tutto le aree naturalistiche inserite nella Rete Natura 2000 e il sistema delle Risorgive. Nel nostro territorio si possono annoverare ben 2 delle 4 aree paludive presenti nella Regione Veneto inserite nella Lista di Ramsar delle aree umide di interesse internazionale: la Palude del Busatello e la Palude del Brusà. La Palude del Busatello rappresenta una delle pochissime zone umide rimaste dopo la bonifica delle “Valli Grandi Veronesi”, iniziate a metà dell’800 e concluse sul finire degli anni 60’ del 900. Complessivamente si estende su un territorio di circa 80 ettari a cavallo delle Provincie di Verona e Mantova. La parte lombarda è denominata Paludi di Ostiglia. A causa della bonifica dei terreni circostanti e del loro conseguente compattamento, la palude si presenta oggi pensile rispetto al piano di campagna; per questo motivo la palude viene alimentata con acqua prelevata dai canali dei fondi agricoli vicini, attraverso una pompa con una prevalenza di oltre 3 metri. La Palude del Brusà assieme alle Vallette di Cerea costituiscono l’ultimo residuo della antiche “Valli del Menago”, le aree palustri che si estendevano all’interno del paleoalveo del Menago da Bovolone fino alle “Valli Grandi Veronesi”. Si tratta di una zona depressa e torbosa corrispondente ad un solco vallivo creato da un antichissimo ramo dell’Adige. L’intera Riserva ha un’estensione di 117 ettari, dei quali 30 relativi alla Valle Brusà propriamente detta. Nel 2011 l’area è entrata a far parte dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO all’interno del sito sovranazionale denominato “Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi”. Le paludi del Busatello e del Brusà fin da tempi lontanissimi venivano “coltivate” per poter tagliare le carici e la canna. Erano inoltre importanti fonti di sostentamento per le popolazioni grazie alla pratica della pesca e della caccia. Le paludi del Busatello e del Brusà sono veri e propri “scrigni di biodiversità” e devono essere salvaguardati ad ogni costo. Purtroppo si stanno progressivamente interrando a causa del continuo accumulo di sostanza vegetale. Fenomeno sempre più evidente da quando la raccolta della canna e della carice non viene più svolta con regolarità come invece avveniva fino ad pochi decenni fa. Occorre trovare una soluzione. Oltre alla condivisione dei criteri di gestione tra i vari soggetti pubblici e privati coinvolti, è soprattutto necessario reperire con regolarità le risorse economiche per poter attuare tutti gli interventi necessari. Il Consorzio di Bonifica Veronese rappresenta sicuramente una fondamentale risorsa sia per la disponibilità di mezzi tecnici, sia per le conoscenze di cui è portatore. Intervenire con efficacia in questi contesti necessita infatti di maestranze particolarmente preparate e qualificate.

Imm Impianti arborei lungo il TartaroParliamo di risorgive?

Nella pianura veronese si trovano circa 140 risorgive, la cui origine è legata alle particolari caratteristiche del sottosuolo. L’alta pianura veronese, composta principalmente da materiale alluvionale (sassi e ghiaie), è infatti molto permeabile e in queste zone si formano in profondità falde freatiche che ricevono acqua prevalentemente dalla val d’Adige, dalle precipitazioni e dai monti Lessini. Proprio al passaggio tra l’alta e la media Pianura veronese, le falde freatiche sottostanti incontrano strati maggiormente impermeabili e le acque tendono ad emergere naturalmente (risorgive) o con l’intervento dell’uomo (fontanili), dando origine ai corsi d’acqua di pianura, come il Tartaro, il Tione e altri. Le zone interessate dai fenomeni di risorgiva nel Veronese riguardano principalmente due aree: il territorio di Montorio a nord dell’Adige, e una ampia fascia che si estende a sud dell’Adige, interessando i territori, di Mozzecane, Povegliano Veronese, Castel d’Azzano, Buttapietra, San Giovanni Lupatoto e Zevio. Alcune di queste risorgive o fontanili sono inserite nell’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) denominata “Fontanili di Povegliano”. Le risorgive presenti in questa fascia sono in genere frutto di escavazioni avvenute tra la fine del XVI e il XVII secolo per poter irrigare terreni altrimenti aridi e alimentare le risaie. Spesso le fosse che si sono originate hanno preso il nome dalle famiglie di proprietari terrieri che le fecero realizzare. Le risorgive rappresentano ambienti molto fragili a causa della continua pressione antropica esercitata nei territori circostanti in termini di urbanizzazione e di sfruttamento intensivo dei terreni agricoli. Questi ambiti necessitano di constante attenzione per evitare che l’eccessivo sviluppo vegetazionale in alveo e sulle rive “soffochi” l’afflusso idrico e annulli la pressione che consente la fuoriuscita dell’acqua dal sottosuolo. Compito del Consorzio di Bonifica è la salvaguardia e valorizzazione di questi ambienti collaborando con le Amministrazioni e con le Associazioni che si occupano della loro gestione.

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