Bombe d’acqua: I lavori del Consorzio di Bonifica Veronese sulla Fossa Calfura hanno protetto il territorio della bassa, tra Povegliano, Mozzecane e San Giovanni Lupatoto

La vera e propria bomba d’acqua, che il pomeriggio di sabato scorso ha investito Verona, ha purtroppo causato danni in città e in molte zone della provincia. Ma la devastazione avrebbe potuto essere stata ben più grave, e la perfetta tenuta idraulica di alcune aree ha dimostrato per l’ennesima volta come una manutenzione del territorio effettuata in maniera professionale, corretta e puntuale permette realmente di tutelare i centri urbani da esondazioni e allagamenti.

Un caso importante è sicuramente quello della Fossa Calfura in Comune di Povegliano. Si tratta di una tra le più importanti “teste” di risorgiva esistenti nella fascia di territorio situata ai margini meridionali dell’alta pianura veronese, tra Mozzecane e San Giovanni Lupatoto.

Il Consorzio di Bonifica Veronese nel corso della stagione invernale, oltre a ripristinare la piena funzionalità degli impianti di irrigazione, esegue una serie di manutenzioni sui corsi d’acqua della provincia di Verona che ricadono nella sua competenza. Tra questi, fondamentali sono proprio gli interventi sulle “risorgive”, opere realizzate dell’uomo nei secoli scorsi allo scopo di ricavare dal sottosuolo l’acqua necessaria per l’irrigazione dei campi.

Oggi le risorgive sono giustamente apprezzate anche per il loro valore ecologico poiché al loro interno possono svilupparsi ricchi ecosistemi acquatici ad alta biodiversità. Tuttavia, il prezzo da pagare affinché questi ambienti possano sopravvivere preservando la loro duplice funzione irrigua e naturalistica, è costituito dalla periodica manutenzione da svolgere tanto sul fondale, con espurgo dei sedimenti e ripresa delle frane, tanto lungo le rive, con il taglio selettivo delle piante ad alto fusto, cura del sottobosco, rimozione dei rifiuti e manutenzione delle banchine praticabili. In mancanza di questi interventi, la risorgiva è destinata gradualmente ad interrarsi, trasformandosi in una boscaglia invasa da specie per lo più infestanti, spesso attaccata da rampicanti ed aggrediti da funghi che ne determinano lo schianto dopo alcuni anni. E a diventare un pericolo in caso di piogge particolarmente intense come quelle di sabato scorso.

“Gli eventi piovosi degli scorsi giorni – spiega l’Ing. Andrea De Antoni, Direttore Tecnico del Consorzio di Bonifica Veronese – certificano l’importanza dei lavori realizzato sul fontanile della fossa Calfura, in località Madonna dell’Uva Secca, compiuti con l’appoggio dell’Amministrazione comunale e dei proprietari dei terreni, con l’autorizzazione del Servizio Forestale regionale di Verona. Si era iniziato con l’abbattimento di quasi tutta la popolazione arborea lungo la sponda destra, in quanto pericolosamente incombente sulla sottostante strada provinciale, i cui schianti avevano provocato danni alle auto in transito. Il fattore di pericolo era costituito dall’abnorme sviluppo in altezza delle piante, molte di esse oltre 40 metri, dalla ramificazione sviluppata solo sul lato strada rendendo instabile la pianta e dal marciume che ha aggredito quasi tutti i tronchi”.

Successivamente il Consorzio di Bonifica Veronese aveva dato vita ad un progetto di ripiantumazione, attuato dal personale consortile con il contributo del dieci club Rotary della provincia di Verona. Il Rotary aveva contribuito donando 6mila euro, utilizzati per acquistare piante, arbusti, shelter, dischi pacciamanti e una bacheca con un pannello informativo. Mentre, come si diceva, i lavori erano stati eseguiti dal Consorzio di Bonifica Veronese che aveva piantumato ben 400 piante e 425 arbusti.

Quell’intervento, che pure quando iniziato aveva suscitato anche alcune accese polemiche in quanto vi era stato chi aveva sostenuto che il Consorzio avesse proceduto con un taglio immotivato della vegetazione presente, sabato scorso ha dimostrato la sua grande efficacia.

Tanto da reggere perfettamente l’urto di una massa d’acqua che avrebbe potuto costituire realmente un pericolo per il territorio circostante. Ed invece la tempesta è passata e nessuno si è accorto di nulla. Perché così funziona la prevenzione, quando è fatta bene.

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