Una tesi di laurea racconta il successo del progetto del Consorzio di Bonifica Veronese nel campo delle piantagioni policicliche

Un progetto ed un modello che funzionano. Questo il sunto della tesi di laurea che Silvia Locatelli, 23 anni di Vigasio, ha discusso qualche giorno fa nell’ambito del corso triennale di Riassetto del territorio e Tutela del paesaggio dell’Università di Padova.

Il progetto è quello realizzato dal Consorzio di Bonifica Veronese, un esperimento innovativo di coltivazione di piante da legna, con la messa a dimora di 25 ettari di piantagioni policicliche permanenti nell’area delle Valli Grandi Veronesi e 45 chilometri di siepi lungo i fiumi Tartaro, Tione nelle Valli, Menago, Tregnon, Bussè e Fossa Maestra.

Del progetto Life si era parlato a Nogara lo scorso 18 maggio nel convegno conclusivo “Produzione di legno e miglioramenti ambientali con le piantagioni policicliche”. Organizzato nell’ambito della settimana della Bonifica, il convegno è stato aperto dai Sindaci dei Comuni di Nogara, Flavio Pasini, e di quello di Gazzo Veronese, Stefano Negrini, con interventi anche di Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona e del direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani.

“Le piantagioni realizzate nell’ambito del LIFE+ InBioWood – spiega il Direttore del Consorzio di Bonifica, Roberto Bin – costituiscono di fatto un catalogo a cielo aperto in grado di mostrare oltre 70 differenti schemi d’impianto, da cui Consorzi di Bonifica, enti pubblici e imprenditori agricoli potranno trarre spunto per replicare l’esperienza in altri contesti territoriali”.

La tesi di Silvia Locatelli ha costituito il momento conclusivo di un lavoro che ha portato avanti nell’ambito di un tirocinio pre-laurea svolto lo scorso anno proprio presso il Consorzio di Bonifica Veronese.

Questo progetto del Consorzio ha un valore significativo, essendo da una parte un’attività utile per l’ambiente e, dall’altra, una possibile fonte di guadagno per gli agricoltori. Un lavoro che ha portato anche alla realizzazione di un manuale di coltivazione.

Nella sua tesi, Silvia Locatelli spiega che quello creato nella bassa veronese è un modello innovativo che, oltre alla produzione di legno, favorisce l’aumento della biodiversità, riduce la presenza di inquinanti nei corsi d’acqua, aumenta la fissazione dell’anidride carbonica e consente di mettere in atto azioni di sensibilizzazione e divulgazione. Un modello che funziona tanto che il numero di piante che muoiono è inferiore al cinque per cento, con una buona riuscita delle piantagioni, sia dal punto di vista dell’attecchimento che della funzionalità ecologica.

La tesi di Silvia Locatelli è stata premiata con un voto di laurea di 98 su 110.

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