Alluvione del primo settembre: il Consorzio di Bonifica Veronese prosegue con le manutenzioni. Ma servono finanziamenti

L’alluvione che sabato 1 settembre ha colpito con particolare violenza il Comune di Negrar ha gravemente compromesso la funzionalità dei corsi d’acqua, soprattutto quelli di dimensioni minori più facilmente soggetti ad essere ostruiti dalla vegetazione e dai detriti trasportati dalla piena.

Le squadre di operai del Consorzio di Bonifica Veronese erano entrate in azione già sabato sera con uomini e pompe idrovore per svuotare alcuni scantinati completamente sommersi, ma da domenica mattina hanno proseguito il loro lavoro, tuttora in atto, dapprima per eliminare le ostruzioni più pericolose che potrebbero favorire nuove esondazioni in caso di ulteriori piogge, quindi per espurgare gli alvei nei quali si sono accumulati quantità enormi di ghiaia e sassi.

Osservati speciali sono il Vaio di Novare, il Vaio del Ghetto-Arbizzano- Parona e il vaio delle Bernardinelle. Su quest’ultimo si è abbattuta una vera e propria montagna di ghiaia, trasportata a valle da numerose piccole frane che hanno ne hanno interessato il tratto collinare tra Arbizzano e Montericco.

Una situazione meno grave ma comunque sempre critica si è verificata nelle campagne di Roverchiara, dove sono state eseguite numerose manovre preventive di svuotamento dei canali che svolgono anche una funzione irrigua. Dopo le piogge, il Consorzio è intervenuto allo scopo di riprendere alcune frane staccatesi lungo le sponde dello scolo Viola.

Il Consorzio opera su questi corsi d’acqua in delega regionale con il compito di eseguirne la manutenzione ordinaria. In realtà, da molti anni oramai la Regione Veneto ha praticamente azzerato il finanziamento degli interventi straordinari e strutturali di adeguamento sulla rete idraulica minore, pur ripetutamente segnalati dal Consorzio ben prima degli ultimi drammatici eventi. Ne discende che il Consorzio sta impiegando sempre più fondi propri, ovvero con la partecipazione delle Amministrazioni comunali e dei privati, per eseguire ogni anno centinaia di interventi urgenti sul vasto territorio di competenza, dalle pendici del monte Baldo sino alle Valli Grandi Veronesi.

“L’operatività immediata è il valore aggiunto del Consorzio di Bonifica Veronese. I tre quarti della nostra forza lavoro, circa 150 persone – spiega il Direttore Tecnico Ing. Andrea De Antoni – sono costituiti da acquaioli, manutentori, trattoristi, escavatoristi e barcaioli, che alternano l’attività sulle reti irrigue e sulla rete idraulica a seconda delle esigenze del momento. Il personale si avvale di circa quaranta trattori con braccio decespugliatore, venti escavatori di grande e piccola taglia, camion e altri mezzi d’opera da cantiere distribuiti nelle sedi operative di Sona, Villafranca, Isola della Scala e Legnago. Il personale di sede è costituito, oltre che dagli impiegati amministrativi, da uno staff tecnico in grado di eseguire direttamente la progettazione di opere idrauliche e impianti elettrici in regime di qualità”.

“La tropicalizzazione del clima – prosegue l’ing. De Antoni – impone un sempre maggiore impegno per la sorveglianza e la manutenzione lungo i circa 2.400 km di corsi d’acqua e canali in gestione consortile. Purtroppo sempre più spesso la manutenzione, anche se attuata con impegno e costanza, non è sufficiente. Urgono misure strutturali per l’adeguamento delle sezioni e il risanamento delle tantissime criticità lasciate in eredità dall’abbuffata edilizia degli scorsi decenni. Opere per le quali i fondi del Consorzio non possono certo bastare e che richiedono un intervento lungimirante della Regione e dello Stato, ciò al fine di evitare ben maggiori spese per il ripristino dei danni, dei quali stiamo purtroppo nuovamente facendo la conta”.

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